venerdì 2 maggio 2014

It's raining

Capital City, Maggio 2516

Quella sensazione è una costante.
L'odore della pelle della donna che condivide il suo letto è sconosciuto, ma allo stesso tempo familiare. 
Il colore degli occhi molto più scuro di quello che realmente è.
Persino il suono della voce sembra ovattato e confuso, come se fosse presente unicamente nella sua testa.
Troppe pillole amico: senti le voci.
Quasi non sente la donna dai capelli biondi e dalla pelle chiara che stringe con decisione e forza a sè. C'è quella voce amorfa, gracchiante, come il gesso affilato sulla superficie di una vecchia lavagna nera.
Hai persino le allucinazioni. Avanti chi è che ti stai scopando?
Sente quella voce gracchiare, ridere. Per lunghi secondi. Fastidiosa, ma ha ragione.

Quando Melanie Bishop lascia il suo appartamento, può finalmente smettere di fingere di dormire.
Si alza faticosamente, con la spalla che pulsa di dolore vivo, come se in quel momento stesso qualcuno gli infilasse un chiodo rovente nell'articolazione. Il cassetto del comodino viene aperto con così tanta forza che quasi lo sradica; due flaconi sui quali è visibile la scritta "painkiller" sono vuoti.
Magari le hai dimenticate dentro il cannemozze. 
Chiudi la bocca.
La dice lunga sul tuo stato mentale, non credi? Senti le voci, sudi freddo, hai i nervi scossi. Hai anche ricominciato a fumare negli ultimi tempi. Esce fuori il fumatore quando le cose non vanno; e per te le cose non va...
Io sto bene, tu invece stà zitto!
Si alza dal letto a fatica, striscia lungo la parete per cercare di raggiungere un corridoio che all'improvviso si allunga di chilometri. Si muove, ma in realtà è fermo.
Avanti guardati. Cosa farai quando ti finiranno le pillole e ti troverai in mezzo al fuoco delle Bluejacks o a quello di qualche pirata? Non ce la fai, amico. Prendi il cannemozze, avanti. Un colpo.
Sta zitto, capito!? Ce la faccio.
La porta del bagno viene raggiunta a tentoni, alla cieca quasi. Le braccia che si aggrappano sul bordo del lavello ma è la sinistra che a stento raggiunge il mobiletto in cima alla parete e a gettare giù, nel lavandino i flaconi di pillole. Lo apre, versa il contenuto lì dentro; poi ne prende un pugno, tre o quattro pillole, e le getta in gola a secco.
Diana Williams, vero? Com'è che se n'è andata?
Le braccia reggono il busto sopra il lavello, con il capo gettato verso il basso e se non fosse che la testa fosse attaccata al collo, probabilmente starebbe già rotolando a terra.
Fuori dalla finestra piove. Sotto il naso sente l'odore della terra bagnata che mischia all'odore di piscio e di putrefazione; l'odore del sangue misto a quello dello xentio. La pioggia non batte contro la finestra ma contro lamine di ferro rinforzato e pozze di fango. 
Non ce la fa a dirgli di nuovo di stare zitto, o di smettere di ridere nella sua testa.
Quando alza la testa, per inquadrare lo specchio il suo riflesso è smembrato, scarnato: occhi enormi e neri; denti appuntiti che scendono irregolarmente da delle gengive sottili, messi in evidenza dalla mancanza delle labbra; da sotto la mascella ha due appendici sottili apparentemente simili ai tentacoli di un polipo; il naso è cavo, come un teschio. Sorride il suo riflesso.
Abituati a vedere la tua faccia, amico.
Un batter di palpebre, e quel fantoccio allo specchio, le voci, spariscono. La spalla fa già meno male.
Tornato in camera da letto, va alla ricerca delle sigarette. Fuma.
Dice bene chi afferma che nessuno smette, veramente, di fumare.

venerdì 18 aprile 2014

In the bad liar

Oak Town, Aprile 2516

Marshall lascia cadere la sua sigaretta a terra, prima di tornare ai festeggiamenti.
Quando ti senti, parliamo di quella spalla, Chief.
Ivan opta per restarsene ancora fuori, davanti alla prua della All Saints, per accendersi la Black Mamba lasciatagli dal medico. Tutta la serata non è stato affatto di buona compagnia, preferendo la solitudine e l'aria fresca notturna al calore dell'unione e della compagnia. Molti degli invitati sono andati via, qualcun'altro continua ad allungare i brindisi in onore dei novelli sposi.

Giocherella con una piccola piastrina metallica, militare, che fa passare tra le dita senza nessuna abilità e con movimenti impacciati di quelle. Fumo nero che di tanto in tanto lo costringono a strizzare gli occhi quando gli stessi vengono colpiti dalle fumate.

In chiesa ti ho visto in difficoltà.
Quando sente la giovane voce femminile alle proprie spalle, la mano destra si chiude a pugno nascondendo la piastrina militare all'interno. Riconosce il suono della voce, e l'accento di Shadetrack, di Sarah. Non si volta, ma pizzica via della cenere a terra prima di rispondere.
Le cerimonie religiose non fanno per me.
Ma la ragazza ha un orecchio fine ed una buona vista; inoltre è sicuramente la persona che conosce meglio il capitano di colore. Lei scuote il capo, seguendo il movimento della mano destra dell'uomo e notando quando lui rimette nella tasca del coat nero la piastrina militare.
How'r you?
Ya'v fine.
Due pianeti dello stesso sistema solare, ma che cozzano tra loro per differenze radicate da secoli di civilizzazioni differenti.
Sei un pessimo bugiardo, Capitano.
Non bere troppo, Tyler. Domani mattina riprendiamo la nave e torniamo a Safeport: ho bisogno di un pilota sobrio e sveglio.
La saracinesca metallica del diplomat viene abbassata ermeticamente, lasciando fuori anche la giovane pilota indipendentista. Lei scuote il capo nuovamente, desolata probabilmente; per una manciata di secondi si potrebbe dire che gli occhi della ragazza diventino appena più lucidi e tristi. Si stropiccia gli occhi ed annuisce.
All'alba saremo operativi, Ivan.
Grazie.
La ragazza si ritira, tornando ai festeggiamenti. L'uomo getta a terra la sigaretta solo per accendersene un'altra subito dopo. Riprende nuovamente quella piccola piastrina militare, risalente alla Grande Guerra. Inspira a fondo, la mano sinistra che reggeva la sigaretta si fa più rigida tanto da spezzare, inconsapevolmente, quella cicca appena accesa.

mercoledì 26 marzo 2014

Bones

Lakewood, Febbraio 2516

L'ultima volta che aveva messo piede a Corona ed era stato a Lakewood, la clinica del dottor Nixon poteva quasi essere scambiato per uno studio veterinario. Ad oggi invece, a distanza di più di quindici anni, lo studio medico aveva inglobato diverse altre cliniche ingrandendosi fino alle dimensioni di un Policlinico universitario.

Steven Nixon si presenta come un avvenente uomo sui quarantacinque; occhiali spessi sul viso, barbetta e capelli castani ben curati ed un immancabile camice che nasconde malamente un fisico longilineo e secco. Mani fine e lunghe, adatte più ad un ginecologo che ad un ortopedico. Il direttore fa sedere Ivan sul lettino del suo studio quando la risonanza magnetica termina. L'avanzata strumentazione medica a disposizione di quell'ospedale non è tra le più avanzate di Corona, ma sicuramente un passo avanti rispetto a molta della tecnologia sparsa negli ospedali del Core.
Finiscila di guardare quelle lastre e dimmi cos'è che non va nella spalla.
L'uomo annuisce. Si toglie gli occhiali per una manciata di secondi, così da stropicciarsi gli occhi.
Da quand'è che la spalla ti crea problemi, Ivan?
Nonostante quell'uomo si sia completamente adattato all'interno del Core, tra la sua gente e con le loro usanze, un orecchio attento troverebbe ancora qualche caduta nell'accento: qualche dettaglio che potrebbe ricondurre ad uno slang tipico di Koroleva.
Da luglio, dottore.
Dallo scoppio della guerra?
Dà. Precisamente. E' la spalla che uso per il fucile.
Il medico guarda dritto negli occhi il Chief. I due restano in silenzio per qualcosa come due o tre minuti.
Le opzioni sono due, vecchio mio. Cominci a fare l'avvocato di professione e lasci perdere il browncoat una buona volta per tutte, oppure quella spalla presto o tardi te la dovranno amputare.
Operatela, allora!
E' già stata operata e la rimozione del perno all'interno dell'osso potrebbe comunque causare il danneggiamento irreparabile dell'articolazione. L'operazion...
Il nero balza in piedi dal lettino, avvicinandosi minacciosamente al medico: lo prende per il colletto e lo solleva da terra di una quindicina di centimetri: la differenza d'altezza che c'è tra i due.
Cosa cazzo significa questo, Steven!? Che se non voglio diventare un fottuto handicappato devo cominciare a fare lo scribacchino per tutto il resto della mia vita?!
Per molti secondi sembra fuori controllo. Il dolore all'articolazione, accentuato dal sollevamento del medico da terra, arrossano ed accendono gli occhi.
Boris, adesso, stà calmo. Rompermi l'osso del collo non risolverà la situazione.
Come un toro davanti ad un tappeto rosso, il Diavolo respira a fondo per cercare una lucidità persa in quei secondi. Lascia la presa. Indietreggia e ritorna nei pressi del lettino; dà le spalle al medico, piegandosi in avanti con la schiena mentre le braccia la reggono facendo da perno sulla brandina stessa.
Sei ancora in tempo per ritirarti, Ivan. E devi ritirarti oggi: domani potrebbe già essere troppo tardi.
Prescrivimi antidolorifici.
Non hai sentito quello che ti ho appena detto?
Sei tu che non hai sentito.
Il nero ritorna dritto, marziale, con la postura. Riprende i suoi abiti corer, eleganti e di pregiata fattura. Il dottore raggiunge la sua scrivania e alla fine si decide a prescrivere la cura.
E' presto per la pensione, Steve.
Ed è tardi per farti ragionare, Boris.
I due si stringono le mani. La ricetta sotto la giacca del Chief, i contanti nella bustarella nel cassetto della scrivania del medico. Le risonanze magnetiche che vengono gettate nel tritacarte. 

mercoledì 5 marzo 2014

Other lives: Alexander McAllister

Jack McAllister era originario di El Paso, mentre sua moglie Francine di Oak Town. Entrambi nativi di Greenfield da diverse generazioni ed entrambi estremamente legati alla loro terra nativa. Dalla loro unione, nel 2482, nacque Alexander, il quale crebbe secondo le classiche tradizioni rurali tipiche di quel pianeta agricolo. Prima della guerra i McAllister erano abbastanza conosciuti ad Oak Town: un ranch di alcuni ettari che per via delle dimensioni ridotte forniva lavoro solo ad una decina di braccianti; tuttavia i cavalli allevati in quel ranch erano invidiati perfino da mason e Fulham. 

A sedici anni, Lex abbandona la scuola e lavora con il padre tra i campi e nei pascoli; spesso accompagna la zia Anne, pilota commerciale, durante i suoi viaggi. Grazie a questa esperienza conosce anche le altre realtà del 'Rim e del Core ed è verso quest'ultimo modo di vivere che si dimostra sempre più scettico e diffidente. Nel 2500 Jack parte per Hera, lasciando l'attività familiare nelle mani del figlio; nei sei anni antecedenti lo scoppio della Guerra, Lex vedrà suo padre poco più di due volte all'anno ed ogni volta che rientra nel suo pianeta nativo racconta della guerra che da un anno all'altro potrebbe scoppiare e per la quale lui stesso si sta preparando, su Hera.

Con lo scoppio della Guerra, Lex si arruola nell'esercito Indipendentista seguendo le orme del padre (Tenente del 15th Reggimento Polaris) e mosso dalla stessa fame di libertà e di indipendenza: i viaggi nel Core non hanno fatto altro che formare in lui uno spirito fortemente critico riguardo la vita e le tradizioni della gente. I primi mesi li passa su Hera durante i quali completa l'addestramento di base; successivamente viene trasferito nel 6th Reggimento Columba con i gradi di Sergente. 

Mountrath, Marzo 2508

La cittadina a nord delle Kilmarock, dopo mesi di strenua resistenza nelle trincee durante la campagna invernale, era stata riconquistata. Una postazione tuttavia fragile e difficile da mantenere se non il tempo necessario per resistere e permettere ai civili ed ai feriti di arretrare verso Tallaght. La fanteria e l'artiglieria pesante della Flotta Alleata tuttavia era riuscita a circondare la cittadina costringendo i Soldati Indipendentisti ad affrettare le manovre di ripiegamento.

Lex occupa una delle linee avanzate, di copertura all'interno di una palazzina sventrata e scoperchiata dalle granate e dai colpi dei mortai. Nonostante il sottofondo sia il costante suono dei proiettili e delle esplosioni, la situazione in quella postazione sembra tranquilla. Il Sergente prende del tabacco sintetico per cominciare a rollarlo. Il temporale getta acqua a secchiate rendendo l'operazione del giovane soldato estremamente lenta e complessa. Abbassa la guardia, trovandosi presto sotto mira da uno degli assaltatori nemici. E' un attimo, prima che il Bluejack prema il grilletto; un attimo insufficiente al Browncoat di accorgersi del pericolo e di porre rimedio. Ma prima che il grilletto venga premuto dal nemico, la sua gola viene tagliata di netto dalla lama affilata di un coltello. Il Soldato Alleato crolla a terra, in una pozza di sangue caldo.
Lex guarda l'uomo dalla carnagione nera, rimasto in piedi e che inguaina nel fodero il coltello ancora caldo di sangue.
Grazie.
L'espressione del giovane greenler è ancora spaesata per la lentezza in cui quei secondi si sono susseguiti; e trova in risposta a quel ringraziamento uno sguardo scuro e severo del superiore di grado. 
Non sapevo fossi qui, Tenente.
Stealth. Mai sentito?
Non è materia d'addestramento.
Volkov prende il fucile dalla sua vittima; controlla i proiettili del caricatore prima di infilare gli stessi nelle tasche del giubbotto antiproiettile. Lex si accende la sigaretta, cominciandola a fumare.
Non succederà più.
Se succede, Sergente, mi limiterò a guardare. 
Stessa sigaretta che agli occhi del sottufficiale sembra essere diventata un boccone troppo grosso da mandare giù, dopo le parole dell'ufficiale. La getta a terra dopo neanche un tiro, spegnendola dentro una delle pozze d'acqua e fango.
Dobbiamo liberare la zona. Alla svelta. Trenta uomini dietro quell'edificio, mortai; niente carri per ora. Cercheranno di catturarne un pò prima di attaccare. Hanno mandato due in pattuglia, ma li ho fatti fuori.
Io non ho sentito niente...
Sulle labbra del Tenente si delinea un sorriso leggero ed appena percettibile; scuote lentamente il capo in segno di resa.
Esatto. Comunque: qui non possiamo fare niente. Raduna gli uomini. C'è un corridoio a sudest ancora libero; se ci sbrighiamo riusciamo a raggiungere la squadra di Williams e resistere. Poi ripieghiamo verso le montagne. Tutto chiaro, Sergente?
Limpido, Tenente. E la tua squadra?
Ci aspetta al corridoio; non potevo lasciarvi qui, Sergente. Avanti, muovi il culo!
Nuovamente il biondino resta spiazzato, squadrando nuovamente dalla testa ai piedi il grosso graduato di colore e prendendosi una pacca sulla spalla. Deglutisce, annuisce. Muove a raccolta degli ultimi uomini rimasti nella zona, prima di ripiegare in direzione sudest.


Con la fine della Guerra, nella quale ci rimette l'occhio sinistro, dopo aver seppellito suo padre morto a Serenity Valley, Lex rientra nell'Esercito Indipendentista e mettendo in piedi una Cellula di resistenza Indipendentista chiamata Blood Traders. Distrugge e cattura diversi Avengers della Flotta Unionista e guadagnandosi il grado di Ammiraglio durante la Guerra di Polaris comandando il 7th Airborne Array di stanza tra Shijie e Saint Andrew. Attualmente, terminato il secondo conflitto, la sua piccola Flotta continua l'opera di assalto lungo il confine Border-Rim delle navi dell'Alleanza.


Adm. Alexander McAllister, Shijie 2515

martedì 4 marzo 2014

Lost in lone

Corelain Quay, Dicembre 2507

L'accampamento militare è particolarmente vuoto.
In seguito alle informazioni ricevute dall'Intelligence korolevita sull'imminente sbarco delle truppe Alleate su Shadetrack, le truppe Indipendentiste erano state spostate alle trincee a nord, sulle Kilmarock Mountains e a 20 km a sud di Mountrath: cittadina occupata dall'Alleanza nelle settimane successive e predisposta già allo sbarco del nemico.
Non mi hai ancora spiegato perchè a differenza dei tuoi commilitoni di Koroleva, Volkov, tu abbia scelto la trincea.
Il Colonnello Fox allunga il pacchetto di cheltenham all'uomo di colore, il quale da quella ne estrae una sigaretta per iniziarla a fumare. Non risponde subito, dedicando i primi secondi di quel discorso al fumo denso e sintetico.
Perchè finchè Shadetrack resiste, i soldati del fronte Columba non dovranno razionare le provviste.
Non ti ho chiesto un'analisi tattica dello scenario bellico, Tenente, ma le tue motivazioni personali.
Perchè sono stato addestrato ad uccidere, Colonnello.
Gli occhi verde scuro dell'uomo restano su Volkov per molti secondi, squadrando il soldato dalla testa ai piedi fosse la prima volta che il nero gli capitasse davanti. La domanda diretta e schietta del sottoposto lo lascia perplesso ed amareggiato, costringendolo a fumare con una maggiore intensità e nervosismo.
Guardati intorno, Volkov. Quanti dei tuoi compagni sono in guerra perchè amano uccidere? Probabilmente tu ed una manciata di Spartani.
Probabilmente perchè gli altri soldati hanno portato i cavalli al pascolo fino a due anni fa, Colonnello.
A quelle parole il Colonnello scatta in maniera istintiva, tirando un pugno proprio all'altezza del naso del suo sottoposto, rompendolo. Il sangue dipinge la bocca del moskovita il quale però si limita unicamente a sputare a terra del sangue rimastogli in bocca. 
Sarai anche un freddo killer, soldato, ma non sai un cazzo di questa guerra. Guardati intorno. Madri di famiglia, ragazzini senza ancora i peli sul petto, vecchi costretti sul bastone che però danno una mano nelle infermerie o nelle mense. Molti di loro fino a due anni fa non avevano mai ucciso nessuno. Loro combattono perchè credono che versare il loro stesso sangue sia un prezzo accettabile rispetto ad essere stritolati dalla morsa dell'Alleanza. Ed è per questo, Volkov, che non avrai mai il rispetto e la fiducia dei tuoi uomini: perchè tu combatti per uccidere, loro combattono per vivere.
Il Colonnello getta la sigaretta a terra, consumata solo per metà. La fiamma che si spegne nella poca neve accumulatasi a terra. Il Tenente lo segue, con lo sguardo, in silenzio; anche la sua sigaretta stretta tra le dita ma senza essere fumata.
Sta per cominciare la Guerra, Tenente. E nessun addestramento ti prepara davvero a resistere in trincea. Da solo, non durerai un mese.
Quello che era iniziato come un dialogo, termina in un monologo. Presto l'unica luce nei pressi di quelle tende militari è la sigaretta dell'ufficiale nero. All'alba, anche ciò che è rimasto di quel campo militare ai piedi delle montagne verrà smantellato e spostato più a nord, dove la guerra avrebbe avuto luogo.

Col. Philip Fox, Shadetrack 2507

mercoledì 19 febbraio 2014

Holy Gun

Las Cruces, Settembre 2507

Il Sesto Reggimento disponeva di numerosi distaccamenti sparsi all'interno del Columba; i due distaccamenti principali erano stanziati su Spartaca e Shadetrack sotto la guida di due Colonnelli tra i migliori nell'esercito Indipendentista.

Il Colonnello Fox considerava tatticamente importante che si raggiungesse un accordo con le Autoridad di Las Cruces per allestire un centro di comando all'interno delle catene montuose che racchiudevano la regione. E a trattare con le autorità locali furono inviati 200 uomini: uno Squadrone da 150 soldati a cavallo (suddivisi in 3 Plotoni da 50 uomini) e un Plotone di Fanteria mobile composto da 50 uomini. Il Tenente moskovita venne incaricato di comandare la piccola Compagnia mista e sotto di lui altri quattro Sergenti ai suoi diretti ordini. 

Gli uomini raggiungono l'Anello che è ormai tramonto, decidendo perciò di accamparsi nei pressi della lingua di fiume che scorreva dentro la catena montuosa. Il tempo di piazzare le tende ed è già buio; divisi per turni, gli uomini hanno il tempo di lavarsi nel fiume, mangiare e montare la guardia e riposare prima dell'alba.

Diana Williams e Alexander McAllister, due dei Sergenti incaricati del comando dei plotoni (rispettivamente cavalleria e fanteria) sono in cima alla torretta di vedetta, alle prese con tabacco naturale e con qualche chiacchiera in compagnia dei fucili.
Non mi piace.
Ti dico che esageri, Lex.
Ed io ti dico che ho ragione. Koroleva non manda nessun soldato da mesi e poi, all'improvviso, ci manda una spia del cazzo e si aspetta che lo chiamiamo Signore, Tenente.
Sputa a terra, in segno di spregio. La voce tra i due è estremamente bassa.
Lo so io, Diana, che ci fa qui quello: sabotarci. Chiamerà i Culi Blu quando dormiremo e ci massacreranno tutti. Quello lì, era su Xanto, prima di venire qui...l'ho sentito dire dal Capitano Smith.
Il Capitano Smith è un idiota che non ha mai preso in mano un fucile e che suo padre gli ha comprato il grado con trecento dei suoi schiavi di Clackline. 
Lei si accende la sigaretta, poi passa i cerini al compagno di vedetta.
E avresti dovuto parlare con il Caporare Collins, Lex: lui era a Sadrany con Volkov. Hanno catturato un Avenger militare in soli dieci uomini.
Puttanate.
Beh, credo più al Caporale che al Capitano.
Alexander storce il naso, scettico e diffidente. Tortura le labbra con i denti e la sigaretta mentre l'attenzione sua, e della donna, scivola sui cavalli che escono dall'accampamento con il portavoce delle Autoridad. Probabilmente avrebbe aggiunto altro se non fosse che lo stesso Volkov sale sopra la torretta. Impossibile non sentire il suo passo pesante e non vedere il suo imponente profilo.
Come è andata, Tenente?
Non ne sono sicuro Williams. Sono cocciuti ed arroganti: dicono che lo Spirito Santo sarà loro più utile che un Battaglione di uomini.
E occupiamoli, allora!
Frena i tuoi bollori, Sergente McAllister. Non sono loro i nostri nemici; e poi sarà il Colonnello a decidere. Per il momento, rompete le righe e andate a riposare. Resto io.
Alexander è il più riluttante a lasciare la postazione al solo ufficiale; lo squadra come un cane selvatico che per la prima volta vede un essere umano ma sbattendo contro uno sguardo gelido e freddo. Deve rinunciarci ed infine, avviarsi dietro l'altro sottufficiale. 

martedì 18 febbraio 2014

Other lives: Diana Williams

Nel centro di Colerain Quay la famiglia Williams non se la passava male. Possedevano una piccola stazione postale con la quale, tramite dei convogli di terra, smistavano pacchi e merci tra i vari villaggi della regione. Dall'unione di Mike e Cassidy vennero alla luce due maschi ed una una femmina: Simon, Alec e Diana. Le origini paterne, figlio di un commerciante spaziale migrato da Blackrock, e la colorazione scura della pelle che tramanda ai figli, sarà sempre motivo di disprezzo da parte di parte della popolazione di Quay. Nonostante questo però, l'infanzia e l'adolescenza trascorrono tranquille, seguendo l'istruzione parrocchiale garantita dal Monastero del paese e ammaccandosi le ginocchia tra i campi fuori città. I due maschi vengono educati dal padre all'attività di famiglia: a sparare per difendere le loro diligenze e ad allevare i pochi cavalli utili per i trasporti. A Diana invece, dalla madre, viene impartita un'istruzione domestica da buona moglie di casa; questo quando non chiede ai fratelli (di 4 e 7 anni più grandi) di insegnarle a cavalcare e a sparare a sua volta.

Quando nel 2500, a vent'anni, rifiuta un matrimonio combinato, i genitori le lasciano finalmente la libertà di gestirsi la propria vita. Segue i due fratelli dappertutto: durante le scorte, durante le battute di caccia, durante le periodiche collaborazioni con lo sceriffo locale nella cattura dei ladri di bestiame. Quando sei anni dopo scoppia la guerra, anche lei si arruola tra i Browncoat insieme ai fratelli mossa da un forte sentimento di revanscismo nei confronti di quella società maschilista e convinta di poter dimostrare che anche lei, una donna di colore, possa fare la differenza. Solo negli anni successivi acquista la consapevolezza che non si tratta solo di una battaglia personale, ma di una Guerra che avrebbe radicalmente cambiato la vita di tutti i soldati che la combattevano e di tutte le popolazioni coinvolte.


Corelain Quay, Agosto 2507

L'enorme Tomahawk atterra nella pista d'atterraggio al centro di quel piccolo polo industriale planetario, scaricando decine di soldati arrivati direttamente da Hera per il supporto alla fanteria di terra. La terra secca e arroventata dal sole a mezzodì brucia i volti dei soldati. E' un convoglio multietnico dei più disparati, ma accomunati tutti dal browncoat, dagli elmetti e dai fucili d'assalto. E mentre dalla nave i vari plotoni seguono le direttive dei loro sovrintendenti, il Korolevita nero rompe le righe avviandosi direttamente verso la tenda degli ufficiali. Quando l'attesa finisce ed il Colonnello Fox esce dalla tenda, squadra dalla testa ai piedi il Tenente con evidente diffidenza. Facile intuire che la diffidenza derivi dalla generalità dell'ufficiale inferiore: in quei mesi di conflitto non un soldato da New Moskow era stato inviato su Shadetrack.
Tenente Volkov a rapporto, Signore.
Il saluto militare è preciso e formale, rigido ed autorevole. Il Colonnello fa cenno di riposo.
Da quanto Koroleva manda i suoi ufficiali sul fronte? Non vi eravate rintanati dietro la vostra fottuta neutralità?
Ma il graduato minore non risponde. Fissa con occhi gelidi gli occhi chiari di quell'uomo sui 45 anni, con la pelle bruciata dal sole ed i capelli ampiamente brizzlati; l'evidente accento di Shadetrack viene riconosciuto al volo. Il Colonnello non riesce a provocare nessuna insubordinazione nel Nero; si schiarisce la voce.
Il Sergente Williams ti accompagnerà alle tende e ti mostrerà l'accampamento. Per il momento è tutto: benvenuto nel Sesto Reggimento Columba, Volkov.
E prima del congedo, il Colonnello indica all'ufficiale una donna non lontano dalla tenda alle prese con una sigaretta artigianale e che evidentemente aspettava che il colloquio con il Colonnello terminasse. Alta e slanciata, una muscolatura definita ma più che forte e resistente, scattante e rapida. Una canottiera semplice e smanicata, color marrone, lascia scoperte le spalle ed il collo dalla carnagione mulatta della giovane donna che ad occhio e croce avrà circa una manciata di anni meno dell'ufficiale. Punta lo sguardo sul suo petto, leggendo i gradi e le generalità prima che lei stessa si presenti.
Sergente Williams, Tenente. Può dare la sua borsa a me.
Non c'è n'è bisogno Sergente. I giorni di viaggio non mi hanno reso andicappato.
C'è dell'ironia evidente, ed un sorriso della donna che la fa rilassare maggiormente; lei l'anticipa, ma attendendo di essere affiancata dal superiore.
Com'è la situazione qui, Williams? Ho sentito che l'Alleanza è atterrata sul pianeta con una delle sue navi. Ci sono state perdite?
Si, Tenente: si sono accampati a nord delle montagne, ci aspettiamo un arrivo in forze in inverno. E durante un'azione di esplorazione, la scorsa notte, abbiamo perso alcuni uomini.
L'umore della Truppa?
Alto: abbiamo seppellito diversi di quei cani. Dove è stato assegnato?
Cavalleria d'assalto, sedicesimo squadrone. Dovrò sostituire il Tenente Jackson: dicono che abbia lasciato le rotelle sul campo.
La donna sospira, amareggiata. Scrolla le spalle.
Saremo nella stessa unità.
Sai cavalcare?
Mi prendi per il culo? Ahm, intendevo dire che...
Allora portami dai cavalli e facciamo un giro. Ho bisogno di sgranchirmi la schiena e di riprendere la mano con quelle bestie. Dovrai darmi qualche dritta.
Non se lo fa ripetere due volte, lei. Accelera il passo costringendo il suo superiore a starle dietro, per affrettare il giro del campo e per fargli lasciare la roba nella tenda. E per avere più tempo per un giro di ronda e controllo a cavallo. In quelle ore nel campo militare di Corelain c'è una calma assoluta spezzata solo dall'arrivo delle nuove truppe. E' ancora Agosto: l'Alleanza non ha ancora messo piede su quel pianeta. 


Sgt. Diana Williams, Shadetrack 2507