giovedì 8 maggio 2014

Isn't credible

New Moskow, Dicembre 2511

La guerra è finita.
Il Governo di Koroleva viene rivoltato come un calzino dal Governo dell'Alleanza, alla ricerca dei capi e di insurrezionalismi ancora collegati con gli Indipendentisti. New Moskow potrebbe quasi sembrare essere stata occupata considerata la quantità di BlueJacks che si aggirano per le strade della capitale.

Può solamente immaginare ciò che accade all'esterno, sentendo il vociare all'esterno o dal chiacchiericcio basso e contenuto proveniente dai corridoi dagli uomini in camice. La sua stanza è l'ultima in fondo al corridoio del reparto di chirurgia, piccola e con un solo letto; viene visitata quattro volte al giorno: due volte per i pasti, due volte per il controllo delle flebo e dei medicamenti. La spalla destra è attaccata ad un braccio metallico che tiene immobile l'articolazione, mentre fasciature stringono in petto e le scapole, nascondendo i punti di sutura all'altezza del cuore. Una o due persone sanno davvero chi è il negro lasciato in quel letto: la cartella clinica è bianca e non compare nè un nome nè la provenienza del soggetto. 

La stanza era stata dimenticata per molto tempo, da quando Volkov era stato buttato lì dopo essere stato raccattato da Serenity Valley più morto che vivo. Le condizioni dell'uomo erano abbastanza stabili: sarebbe uscito prima dell'anno nuovo.

Fuori nevica, dentro invece è stranamente caldo. L'infermiera sta ritirando il pranzo, finito, quando tre uomini in completo blu scuro con il simbolo della Marina dell'Alleanza all'altezza del cuore e sul berretto militare, fanno il loro ingresso. Uno solo parla, gli altri due restano a fissare immobili l'uomo a letto.
Me l'aspettavo bianco, mister...?
Volkov. E lei sarebbe?
Tenente Jackson della Quarta Flotta. Mandato qui dal Comando Generale per capire perchè questa stanza è occupata da un uomo che risulta morto. 
Non mi risulta di essere morto; o mi sta minacciando, Tenente?
La fredda ironia del moskovita è evidente, ma priva di ghigni o sorrisi.
Faccia poco lo spiritoso, Volkov. Il direttore della struttura ci ha riferito che lei è stato portato qui nel Giugno del cinquecentoundici con gravi lesioni causate da ordigni esplosivi di tipo militare. Ma nè lui, nè nessun'altro, ha saputo dirci chi è lei nè da dove è venuto. Neanche un conoscente che le è venuto a fare visita. Un fantasma, Volkov. Ma io non credo ai fantasmi. Perciò mi spieghi, sto ascoltando.
La mano sinistra dell'indipendentista si allunga, indicando uno dei due uomini in compagnia del Tenente.
Mi passa una sigaretta, Soldato?
Richiesta che viene esaudita solo dopo il benestare del suo diretto superiore. Si prende tutto il tempo di accendere la sigaretta e di aspirare la sua prima boccata di fumo dopo mesi. Il nervosismo delle bluejacks sempre più evidente.
Un banale incidente.
La risposta ha una semplicità così allarmante che il Tenente è sul punto di perdere le staffe: solleva la testa al soffitto e batte due volte il piede a terra.
Non mi prenda per il culo, Volkov, banale incidente i miei stivali! Lei ha combattuto.
Sono solo un Avvocato.
La sua versione non è credibile.
La sua versione, qualunque essa sia, non è supportata da prove.
Il Tenente si zittisce, arrossendo sul volto. La sua mano si avvicina paurosamente alla fondina della pistola e Volkov lo nota.
Ha fatto quello che doveva fare, Tenente. Ora vada pure, prima che le sue insinuazioni o i suoi gesti avventati danneggino la posizione che ha raggiunto. 
Il silenzio cala per lunghi, interminabili, attimi.
Dovrà presentarsi all'anagrafe per la registrazione e la comprovazione dei titoli, se ne ha.
Ovviamente.
Non ci sono saluti, nè cenni. I tre, velocemente come sono entrati, escono. La giovane infermiera rimasta in disparte, immobile, ad assistere allo scambio di battute, scioglie il disagio provato fino a quel momento con un sorriso abbastanza evidente.
Lei era nel FOM, Mister Volkov?
I due si guardano. La sigaretta viene spenta dentro il piattino di metallo usato prima per il pranzo.
Anche mio fratello ha iniziato l'addestramento, proprio questo inverno.
La mano dell'uomo le fa cenno di sedersi sul letto di fianco a sè.
Il modo migliore per iniziare a servire il proprio paese, Miss...?

martedì 6 maggio 2014

Black sky

Morning Star, Maggio 2516

Volkov mette piede all'interno della propria cabina temporanea della Morning Star.
Nonostante i lunghi giorni di viaggio da Safeport ad Hall Point, tutto lì dentro lascia pensare che la nave debba essere abbandonata improvvisamente. Solo la ciotola di acciaio è pregna di smozziconi e l'aria di fumo sintetico. Il fuso orario è ancora quello di Safeport, nonostante la mattina dopo sbarcheranno sullo Skyplex. Dovrebbe essere, appunto, notte fonda.

La sigaretta spenta è tra le labbra pronta per essere accesa  fumata.
In spalla ha un asciugamano umido.
Non si aspetta di trovare una presenza umana all'interno della propria cabina; nessuno entra mai nella propria cabina, se non per un motivo davvero importante.
Sarah Tyler sta seduta con le gambe incrociate sul letto e le braccia poggiate sulle ginocchia. I pantaloni di tessuto marrone e la canottiera nera non nascondono i lineamenti femminili della giovane donna, nè parte della muscolatura nervile e scattante.
Vai a dormire, Tyler.
Lei però continua a guardarlo seria, con insistenza e pedanza.
Non ho sonno.
E più del solito la 'traker, quella sera, è testarda. Volkov si accende la sigaretta e la poggia sul posacenere; senza nessun tipo di pudore si libera degli abiti indossati per tutto il giorno, pronto probabilmente per andarsene a letto. Prima l'asciugamano e poi ogni capo che si toglie di dosso, viene ripiegato ed impilato l'uno sull'altro con metodica routine; il tutto dal letto viene poi posato sul mobiletto ad un angolo della cabina.
E se un giorno me ne andassi anche io?
Le lenti a contatto dell'ATAS vengono tolte, sostituite da un paio di occhiali da vista sottili.
Te ne saresti dovuta andare già dopo Serenity Valley, come hanno fatto altri soldati. Trovare un uomo e mettere su famiglia.
A quella risposta lei solleva le braccia incrociandole davanti al petto; gli occhi chiari restano su di lui; con un pesante groppone in gola.
I think that you're ...
Ma viene fermata prima che possa aggiungere qualsiasi cosa: con le pillole in mano che attendevano solo di essere messe in bocca, il tono freddo e baritonante echeggia per tutte le quattro pareti della cabina.
Niet, Tyler. Vy're tired and young.
Naye, Chief. I amn't.
Le pillole calano nella gola del korolevita con riluttanza, neanche la gola fosse diventata improvvisamente secca e ispida. Scuote il capo, visibilmente, mentre con la sinistra ferma la spalla destra mentre la fa roteare.
E' tutto Tyler. Ora và a riposare.
La questione viene sedata e congelata ed ogni possibilità di riposta assassinata dalle ultime parole dure dell'uomo. La giovane 'traker abbandona la cabina senza voltarsi, limitandosi solamente a chiudere la porta della cabina con più forza di quanto fosse necessario.

venerdì 2 maggio 2014

It's raining

Capital City, Maggio 2516

Quella sensazione è una costante.
L'odore della pelle della donna che condivide il suo letto è sconosciuto, ma allo stesso tempo familiare. 
Il colore degli occhi molto più scuro di quello che realmente è.
Persino il suono della voce sembra ovattato e confuso, come se fosse presente unicamente nella sua testa.
Troppe pillole amico: senti le voci.
Quasi non sente la donna dai capelli biondi e dalla pelle chiara che stringe con decisione e forza a sè. C'è quella voce amorfa, gracchiante, come il gesso affilato sulla superficie di una vecchia lavagna nera.
Hai persino le allucinazioni. Avanti chi è che ti stai scopando?
Sente quella voce gracchiare, ridere. Per lunghi secondi. Fastidiosa, ma ha ragione.

Quando Melanie Bishop lascia il suo appartamento, può finalmente smettere di fingere di dormire.
Si alza faticosamente, con la spalla che pulsa di dolore vivo, come se in quel momento stesso qualcuno gli infilasse un chiodo rovente nell'articolazione. Il cassetto del comodino viene aperto con così tanta forza che quasi lo sradica; due flaconi sui quali è visibile la scritta "painkiller" sono vuoti.
Magari le hai dimenticate dentro il cannemozze. 
Chiudi la bocca.
La dice lunga sul tuo stato mentale, non credi? Senti le voci, sudi freddo, hai i nervi scossi. Hai anche ricominciato a fumare negli ultimi tempi. Esce fuori il fumatore quando le cose non vanno; e per te le cose non va...
Io sto bene, tu invece stà zitto!
Si alza dal letto a fatica, striscia lungo la parete per cercare di raggiungere un corridoio che all'improvviso si allunga di chilometri. Si muove, ma in realtà è fermo.
Avanti guardati. Cosa farai quando ti finiranno le pillole e ti troverai in mezzo al fuoco delle Bluejacks o a quello di qualche pirata? Non ce la fai, amico. Prendi il cannemozze, avanti. Un colpo.
Sta zitto, capito!? Ce la faccio.
La porta del bagno viene raggiunta a tentoni, alla cieca quasi. Le braccia che si aggrappano sul bordo del lavello ma è la sinistra che a stento raggiunge il mobiletto in cima alla parete e a gettare giù, nel lavandino i flaconi di pillole. Lo apre, versa il contenuto lì dentro; poi ne prende un pugno, tre o quattro pillole, e le getta in gola a secco.
Diana Williams, vero? Com'è che se n'è andata?
Le braccia reggono il busto sopra il lavello, con il capo gettato verso il basso e se non fosse che la testa fosse attaccata al collo, probabilmente starebbe già rotolando a terra.
Fuori dalla finestra piove. Sotto il naso sente l'odore della terra bagnata che mischia all'odore di piscio e di putrefazione; l'odore del sangue misto a quello dello xentio. La pioggia non batte contro la finestra ma contro lamine di ferro rinforzato e pozze di fango. 
Non ce la fa a dirgli di nuovo di stare zitto, o di smettere di ridere nella sua testa.
Quando alza la testa, per inquadrare lo specchio il suo riflesso è smembrato, scarnato: occhi enormi e neri; denti appuntiti che scendono irregolarmente da delle gengive sottili, messi in evidenza dalla mancanza delle labbra; da sotto la mascella ha due appendici sottili apparentemente simili ai tentacoli di un polipo; il naso è cavo, come un teschio. Sorride il suo riflesso.
Abituati a vedere la tua faccia, amico.
Un batter di palpebre, e quel fantoccio allo specchio, le voci, spariscono. La spalla fa già meno male.
Tornato in camera da letto, va alla ricerca delle sigarette. Fuma.
Dice bene chi afferma che nessuno smette, veramente, di fumare.

venerdì 18 aprile 2014

In the bad liar

Oak Town, Aprile 2516

Marshall lascia cadere la sua sigaretta a terra, prima di tornare ai festeggiamenti.
Quando ti senti, parliamo di quella spalla, Chief.
Ivan opta per restarsene ancora fuori, davanti alla prua della All Saints, per accendersi la Black Mamba lasciatagli dal medico. Tutta la serata non è stato affatto di buona compagnia, preferendo la solitudine e l'aria fresca notturna al calore dell'unione e della compagnia. Molti degli invitati sono andati via, qualcun'altro continua ad allungare i brindisi in onore dei novelli sposi.

Giocherella con una piccola piastrina metallica, militare, che fa passare tra le dita senza nessuna abilità e con movimenti impacciati di quelle. Fumo nero che di tanto in tanto lo costringono a strizzare gli occhi quando gli stessi vengono colpiti dalle fumate.

In chiesa ti ho visto in difficoltà.
Quando sente la giovane voce femminile alle proprie spalle, la mano destra si chiude a pugno nascondendo la piastrina militare all'interno. Riconosce il suono della voce, e l'accento di Shadetrack, di Sarah. Non si volta, ma pizzica via della cenere a terra prima di rispondere.
Le cerimonie religiose non fanno per me.
Ma la ragazza ha un orecchio fine ed una buona vista; inoltre è sicuramente la persona che conosce meglio il capitano di colore. Lei scuote il capo, seguendo il movimento della mano destra dell'uomo e notando quando lui rimette nella tasca del coat nero la piastrina militare.
How'r you?
Ya'v fine.
Due pianeti dello stesso sistema solare, ma che cozzano tra loro per differenze radicate da secoli di civilizzazioni differenti.
Sei un pessimo bugiardo, Capitano.
Non bere troppo, Tyler. Domani mattina riprendiamo la nave e torniamo a Safeport: ho bisogno di un pilota sobrio e sveglio.
La saracinesca metallica del diplomat viene abbassata ermeticamente, lasciando fuori anche la giovane pilota indipendentista. Lei scuote il capo nuovamente, desolata probabilmente; per una manciata di secondi si potrebbe dire che gli occhi della ragazza diventino appena più lucidi e tristi. Si stropiccia gli occhi ed annuisce.
All'alba saremo operativi, Ivan.
Grazie.
La ragazza si ritira, tornando ai festeggiamenti. L'uomo getta a terra la sigaretta solo per accendersene un'altra subito dopo. Riprende nuovamente quella piccola piastrina militare, risalente alla Grande Guerra. Inspira a fondo, la mano sinistra che reggeva la sigaretta si fa più rigida tanto da spezzare, inconsapevolmente, quella cicca appena accesa.

mercoledì 26 marzo 2014

Bones

Lakewood, Febbraio 2516

L'ultima volta che aveva messo piede a Corona ed era stato a Lakewood, la clinica del dottor Nixon poteva quasi essere scambiato per uno studio veterinario. Ad oggi invece, a distanza di più di quindici anni, lo studio medico aveva inglobato diverse altre cliniche ingrandendosi fino alle dimensioni di un Policlinico universitario.

Steven Nixon si presenta come un avvenente uomo sui quarantacinque; occhiali spessi sul viso, barbetta e capelli castani ben curati ed un immancabile camice che nasconde malamente un fisico longilineo e secco. Mani fine e lunghe, adatte più ad un ginecologo che ad un ortopedico. Il direttore fa sedere Ivan sul lettino del suo studio quando la risonanza magnetica termina. L'avanzata strumentazione medica a disposizione di quell'ospedale non è tra le più avanzate di Corona, ma sicuramente un passo avanti rispetto a molta della tecnologia sparsa negli ospedali del Core.
Finiscila di guardare quelle lastre e dimmi cos'è che non va nella spalla.
L'uomo annuisce. Si toglie gli occhiali per una manciata di secondi, così da stropicciarsi gli occhi.
Da quand'è che la spalla ti crea problemi, Ivan?
Nonostante quell'uomo si sia completamente adattato all'interno del Core, tra la sua gente e con le loro usanze, un orecchio attento troverebbe ancora qualche caduta nell'accento: qualche dettaglio che potrebbe ricondurre ad uno slang tipico di Koroleva.
Da luglio, dottore.
Dallo scoppio della guerra?
Dà. Precisamente. E' la spalla che uso per il fucile.
Il medico guarda dritto negli occhi il Chief. I due restano in silenzio per qualcosa come due o tre minuti.
Le opzioni sono due, vecchio mio. Cominci a fare l'avvocato di professione e lasci perdere il browncoat una buona volta per tutte, oppure quella spalla presto o tardi te la dovranno amputare.
Operatela, allora!
E' già stata operata e la rimozione del perno all'interno dell'osso potrebbe comunque causare il danneggiamento irreparabile dell'articolazione. L'operazion...
Il nero balza in piedi dal lettino, avvicinandosi minacciosamente al medico: lo prende per il colletto e lo solleva da terra di una quindicina di centimetri: la differenza d'altezza che c'è tra i due.
Cosa cazzo significa questo, Steven!? Che se non voglio diventare un fottuto handicappato devo cominciare a fare lo scribacchino per tutto il resto della mia vita?!
Per molti secondi sembra fuori controllo. Il dolore all'articolazione, accentuato dal sollevamento del medico da terra, arrossano ed accendono gli occhi.
Boris, adesso, stà calmo. Rompermi l'osso del collo non risolverà la situazione.
Come un toro davanti ad un tappeto rosso, il Diavolo respira a fondo per cercare una lucidità persa in quei secondi. Lascia la presa. Indietreggia e ritorna nei pressi del lettino; dà le spalle al medico, piegandosi in avanti con la schiena mentre le braccia la reggono facendo da perno sulla brandina stessa.
Sei ancora in tempo per ritirarti, Ivan. E devi ritirarti oggi: domani potrebbe già essere troppo tardi.
Prescrivimi antidolorifici.
Non hai sentito quello che ti ho appena detto?
Sei tu che non hai sentito.
Il nero ritorna dritto, marziale, con la postura. Riprende i suoi abiti corer, eleganti e di pregiata fattura. Il dottore raggiunge la sua scrivania e alla fine si decide a prescrivere la cura.
E' presto per la pensione, Steve.
Ed è tardi per farti ragionare, Boris.
I due si stringono le mani. La ricetta sotto la giacca del Chief, i contanti nella bustarella nel cassetto della scrivania del medico. Le risonanze magnetiche che vengono gettate nel tritacarte. 

mercoledì 5 marzo 2014

Other lives: Alexander McAllister

Jack McAllister era originario di El Paso, mentre sua moglie Francine di Oak Town. Entrambi nativi di Greenfield da diverse generazioni ed entrambi estremamente legati alla loro terra nativa. Dalla loro unione, nel 2482, nacque Alexander, il quale crebbe secondo le classiche tradizioni rurali tipiche di quel pianeta agricolo. Prima della guerra i McAllister erano abbastanza conosciuti ad Oak Town: un ranch di alcuni ettari che per via delle dimensioni ridotte forniva lavoro solo ad una decina di braccianti; tuttavia i cavalli allevati in quel ranch erano invidiati perfino da mason e Fulham. 

A sedici anni, Lex abbandona la scuola e lavora con il padre tra i campi e nei pascoli; spesso accompagna la zia Anne, pilota commerciale, durante i suoi viaggi. Grazie a questa esperienza conosce anche le altre realtà del 'Rim e del Core ed è verso quest'ultimo modo di vivere che si dimostra sempre più scettico e diffidente. Nel 2500 Jack parte per Hera, lasciando l'attività familiare nelle mani del figlio; nei sei anni antecedenti lo scoppio della Guerra, Lex vedrà suo padre poco più di due volte all'anno ed ogni volta che rientra nel suo pianeta nativo racconta della guerra che da un anno all'altro potrebbe scoppiare e per la quale lui stesso si sta preparando, su Hera.

Con lo scoppio della Guerra, Lex si arruola nell'esercito Indipendentista seguendo le orme del padre (Tenente del 15th Reggimento Polaris) e mosso dalla stessa fame di libertà e di indipendenza: i viaggi nel Core non hanno fatto altro che formare in lui uno spirito fortemente critico riguardo la vita e le tradizioni della gente. I primi mesi li passa su Hera durante i quali completa l'addestramento di base; successivamente viene trasferito nel 6th Reggimento Columba con i gradi di Sergente. 

Mountrath, Marzo 2508

La cittadina a nord delle Kilmarock, dopo mesi di strenua resistenza nelle trincee durante la campagna invernale, era stata riconquistata. Una postazione tuttavia fragile e difficile da mantenere se non il tempo necessario per resistere e permettere ai civili ed ai feriti di arretrare verso Tallaght. La fanteria e l'artiglieria pesante della Flotta Alleata tuttavia era riuscita a circondare la cittadina costringendo i Soldati Indipendentisti ad affrettare le manovre di ripiegamento.

Lex occupa una delle linee avanzate, di copertura all'interno di una palazzina sventrata e scoperchiata dalle granate e dai colpi dei mortai. Nonostante il sottofondo sia il costante suono dei proiettili e delle esplosioni, la situazione in quella postazione sembra tranquilla. Il Sergente prende del tabacco sintetico per cominciare a rollarlo. Il temporale getta acqua a secchiate rendendo l'operazione del giovane soldato estremamente lenta e complessa. Abbassa la guardia, trovandosi presto sotto mira da uno degli assaltatori nemici. E' un attimo, prima che il Bluejack prema il grilletto; un attimo insufficiente al Browncoat di accorgersi del pericolo e di porre rimedio. Ma prima che il grilletto venga premuto dal nemico, la sua gola viene tagliata di netto dalla lama affilata di un coltello. Il Soldato Alleato crolla a terra, in una pozza di sangue caldo.
Lex guarda l'uomo dalla carnagione nera, rimasto in piedi e che inguaina nel fodero il coltello ancora caldo di sangue.
Grazie.
L'espressione del giovane greenler è ancora spaesata per la lentezza in cui quei secondi si sono susseguiti; e trova in risposta a quel ringraziamento uno sguardo scuro e severo del superiore di grado. 
Non sapevo fossi qui, Tenente.
Stealth. Mai sentito?
Non è materia d'addestramento.
Volkov prende il fucile dalla sua vittima; controlla i proiettili del caricatore prima di infilare gli stessi nelle tasche del giubbotto antiproiettile. Lex si accende la sigaretta, cominciandola a fumare.
Non succederà più.
Se succede, Sergente, mi limiterò a guardare. 
Stessa sigaretta che agli occhi del sottufficiale sembra essere diventata un boccone troppo grosso da mandare giù, dopo le parole dell'ufficiale. La getta a terra dopo neanche un tiro, spegnendola dentro una delle pozze d'acqua e fango.
Dobbiamo liberare la zona. Alla svelta. Trenta uomini dietro quell'edificio, mortai; niente carri per ora. Cercheranno di catturarne un pò prima di attaccare. Hanno mandato due in pattuglia, ma li ho fatti fuori.
Io non ho sentito niente...
Sulle labbra del Tenente si delinea un sorriso leggero ed appena percettibile; scuote lentamente il capo in segno di resa.
Esatto. Comunque: qui non possiamo fare niente. Raduna gli uomini. C'è un corridoio a sudest ancora libero; se ci sbrighiamo riusciamo a raggiungere la squadra di Williams e resistere. Poi ripieghiamo verso le montagne. Tutto chiaro, Sergente?
Limpido, Tenente. E la tua squadra?
Ci aspetta al corridoio; non potevo lasciarvi qui, Sergente. Avanti, muovi il culo!
Nuovamente il biondino resta spiazzato, squadrando nuovamente dalla testa ai piedi il grosso graduato di colore e prendendosi una pacca sulla spalla. Deglutisce, annuisce. Muove a raccolta degli ultimi uomini rimasti nella zona, prima di ripiegare in direzione sudest.


Con la fine della Guerra, nella quale ci rimette l'occhio sinistro, dopo aver seppellito suo padre morto a Serenity Valley, Lex rientra nell'Esercito Indipendentista e mettendo in piedi una Cellula di resistenza Indipendentista chiamata Blood Traders. Distrugge e cattura diversi Avengers della Flotta Unionista e guadagnandosi il grado di Ammiraglio durante la Guerra di Polaris comandando il 7th Airborne Array di stanza tra Shijie e Saint Andrew. Attualmente, terminato il secondo conflitto, la sua piccola Flotta continua l'opera di assalto lungo il confine Border-Rim delle navi dell'Alleanza.


Adm. Alexander McAllister, Shijie 2515

martedì 4 marzo 2014

Lost in lone

Corelain Quay, Dicembre 2507

L'accampamento militare è particolarmente vuoto.
In seguito alle informazioni ricevute dall'Intelligence korolevita sull'imminente sbarco delle truppe Alleate su Shadetrack, le truppe Indipendentiste erano state spostate alle trincee a nord, sulle Kilmarock Mountains e a 20 km a sud di Mountrath: cittadina occupata dall'Alleanza nelle settimane successive e predisposta già allo sbarco del nemico.
Non mi hai ancora spiegato perchè a differenza dei tuoi commilitoni di Koroleva, Volkov, tu abbia scelto la trincea.
Il Colonnello Fox allunga il pacchetto di cheltenham all'uomo di colore, il quale da quella ne estrae una sigaretta per iniziarla a fumare. Non risponde subito, dedicando i primi secondi di quel discorso al fumo denso e sintetico.
Perchè finchè Shadetrack resiste, i soldati del fronte Columba non dovranno razionare le provviste.
Non ti ho chiesto un'analisi tattica dello scenario bellico, Tenente, ma le tue motivazioni personali.
Perchè sono stato addestrato ad uccidere, Colonnello.
Gli occhi verde scuro dell'uomo restano su Volkov per molti secondi, squadrando il soldato dalla testa ai piedi fosse la prima volta che il nero gli capitasse davanti. La domanda diretta e schietta del sottoposto lo lascia perplesso ed amareggiato, costringendolo a fumare con una maggiore intensità e nervosismo.
Guardati intorno, Volkov. Quanti dei tuoi compagni sono in guerra perchè amano uccidere? Probabilmente tu ed una manciata di Spartani.
Probabilmente perchè gli altri soldati hanno portato i cavalli al pascolo fino a due anni fa, Colonnello.
A quelle parole il Colonnello scatta in maniera istintiva, tirando un pugno proprio all'altezza del naso del suo sottoposto, rompendolo. Il sangue dipinge la bocca del moskovita il quale però si limita unicamente a sputare a terra del sangue rimastogli in bocca. 
Sarai anche un freddo killer, soldato, ma non sai un cazzo di questa guerra. Guardati intorno. Madri di famiglia, ragazzini senza ancora i peli sul petto, vecchi costretti sul bastone che però danno una mano nelle infermerie o nelle mense. Molti di loro fino a due anni fa non avevano mai ucciso nessuno. Loro combattono perchè credono che versare il loro stesso sangue sia un prezzo accettabile rispetto ad essere stritolati dalla morsa dell'Alleanza. Ed è per questo, Volkov, che non avrai mai il rispetto e la fiducia dei tuoi uomini: perchè tu combatti per uccidere, loro combattono per vivere.
Il Colonnello getta la sigaretta a terra, consumata solo per metà. La fiamma che si spegne nella poca neve accumulatasi a terra. Il Tenente lo segue, con lo sguardo, in silenzio; anche la sua sigaretta stretta tra le dita ma senza essere fumata.
Sta per cominciare la Guerra, Tenente. E nessun addestramento ti prepara davvero a resistere in trincea. Da solo, non durerai un mese.
Quello che era iniziato come un dialogo, termina in un monologo. Presto l'unica luce nei pressi di quelle tende militari è la sigaretta dell'ufficiale nero. All'alba, anche ciò che è rimasto di quel campo militare ai piedi delle montagne verrà smantellato e spostato più a nord, dove la guerra avrebbe avuto luogo.

Col. Philip Fox, Shadetrack 2507